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Gli incooptati. Barbara Spinelli e il lamento “generazionale”

09/06/2014

Europee: Spinelli, Tsipras al 4% riduce entusiasmi Pd
Avverto attorno a me molta costernazione “generazionale” per le scelte di Barbara Spinelli e soprattutto per il suo atteggiamento scarsamente “empatico” nei confronti del secondo eletto della Lista Tsipras Centro, Marco Furfaro.

E’ vero: Spinelli non è stata “empatica”. Uno scoop? Ne dubito. Inutile perdersi in citazioni e iperboli: l’intera questione è da liquidare come un imbroglio: né più, né meno. Si tiene sempre fede alla parola data: soprattutto in circostanze che presuppongono forma e ponderazione. Considerata sotto l’aspetto della responsabilità, la vicenda dà i brividi. Punto. Fine.

Ma trovo politicamente insipiente questa stessa costernazione “generazionale”. Che blandi letterati postveltroniani scrivano di Spinelli per accusarla di non essere stata materna è un po’ l’allegoria della minorità ideologico-politica della generazione di trenta-quarantenni (o per meglio dire di una sua componente socialmente e geograficamente molto connotata) che ha sinora prosperato tra le pieghe del conflitto, remunerata di briciole, eccezioni e dispense; e della lacrimevole resistenza di cui è capace non appena si accorge che non arriverà la cooptazione.

Non si riesce proprio a capire come generazioni più scaltre e determinate – che sono peraltro lontanissimo dal celebrare, come tali letterati juniores hanno invece celebrato – cresciute nella cultura del conflitto, possano risolversi in un batter d’occhio a calpestare altre generazioni. Ma forse si dovevano rifiutare in partenza il principio di cooptazione, i testimonial settuagenari, l’autocelebrazione dei baby boomers in chiave di garanti, il ruolo di stupide mascotte co-firmatarie. Tutto, nella Lista Tsipras, manifestava un antidemocratico verticismo seniorile.

Se proprio intendiamo essere “generazionali” cerchiamo dunque di chiederci: non abbiamo forse già dato? Basta elzeviri finto-intellettuali, buoni per l’autopromozione in versione “public intellectual”. Torniamo al Subbuteo e all’istruttiva lettura di Agassi. La politica non è per orsacchiotti. Eddai su.

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