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_L’Huffington, 30.7.2014, qui

Al pari di molti baby boomers, Remo Bodei è diventato ordinario prima dei quarant’anni. Sono nella migliore condizione per riconoscere i suoi meriti. Mi sono laureato con lui in Normale e alla facoltà di filosofia di Pisa. Tuttavia non mi risulta che le sorti dell’università italiana abbiano tratto beneficio da carriere tanto lunghe. Bodei afferma, in un’intervista apparsa su Repubblica, che l’università italiana non potrebbe sopravvivere al pensionamento degli over 65. E sembra ritenere, in modo davvero ingeneroso, che le generazioni più giovani necessitino ancora di tutele – se tali possono essere considerate quelle che sono state loro riservate. Per tenerci alla metafora militare che il filosofo introduce, e che personalmente non trovo confortevole né appropriata alle istituzioni culturali o al mondo della ricerca: come valutare gli attuali “stati maggiori dell’esercito”? E perché nutrire tanta sfiducia pregiudiziale nei confronti degli early careers, sommariamente equiparati a “capitani e sottotenenti”? Potremmo invece attenderci da loro, se non grandi cose, almeno le virtù ordinarie degli scienziati comuni.

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_L’Huffington, 24.7.2014, qui

Il culto per architetture o mobili “misteriosi” e densi di rovina nasce dall’estrema consapevolezza del contrasto tra “progetto” e “capitale”: come pure l’insistenza sulla fatale “incompiutezza” di un qualsiasi edificio, gioiello, tavolo, brocca o piatto. Quanto, dell'”utopia” controculturale, è possibile conservare nell’oggetto di design, e quanto invece è inevitabile tradire? E che cosa, nella presa di posizione ideologica contro la società industriale, è o è stato posa?

imageOggi @RadioRaiTre parliamo di artisti, scrittori e prima guerra mondiale. Con Alessandra Tarquini e AndreaCortellessa. h. 13 #LaGrandeGuerra

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On Kawara †

13/07/2014

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E’ stato un artista che mi ha molto emozionato, capace di esplorare le distanze tra mente e mondo e di farlo con un’ironia o una sottigliezza pari alla discrezione. Non credeva all’esistenza di qualcosa come l’”autore”. Tutto quello che vale la pena dire è indicibile. Quello che possiamo dire non ha poi molta importanza. L’esperienza è intrasferibile, e non è egodiretta. Questo, in definitiva, il fulcro sapienziale attorno a cui ha ruotato la sua attività. Abbiamo solo una sua immagine: lontano, di spalle, dialoga con un pescatore mentre insieme camminano lungo un sentiero, già quasi prossimi a sparire. In un’immagine fotografica del 1969, intitolata Studio, aveva ritratto le proprie valigie nell’atrio dell’allora piccolo aereoporto di Foz do Iguaçu, nello stato brasiliano del Paranà. Recentemente si era occupato di infanzia e apprendimento, forse riflettendo sulle origini di ciò che con troppa pompa chiamiamo “arte”. Una volta ha scritto in un laconico telegramma dei suoi: “I’m still alive”. La breve rassicurante notizia oggi può sembrarci una sottile allegoria.

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_Artribune iv, 20, luglio|agosto 2014, qui

Ci sono molte cose da dire su un percorso lungo, molteplice e spezzato come quello di Sottsass. L’architetto, il designer, il beat, l’agitatore culturale, l’artista, l’editore, il performer. Ma la mia tesi è: le formidabili ville e residenze private che Sottsass progetta negli ultimi anni sono finalmente rivelative di quanto in lui è rimasto a lungo non detto. E cioè la convinzione che l’architettura non sia al servizio degli uomini ma degli dei.

 

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_Doppiozero, 3.7.2014, qui

Negli ultimi anni la libertà della ricerca è stata posta sotto attacco ovunque in Occidente, sia in modo diretto che indiretto, con riferimento alle discipline umanistiche e non solo: campagne denigratorie contro insegnanti e ricercatori, procedure di misurazione quantitativa dei “prodotti”, inasprimento del controllo politico-burocratico.

Per tutti coloro che vi hanno studiato in passato, accolti da cortesia e professionalità, e per coloro che potranno desiderare di studiarvi in futuro l’Istituto Warburg è un tempio laico consacrato alla scienza e all’esplorazione intellettuale, una testimonianza operosa e vivente del rifiuto di pianificazioni arbitrarie. La sua esistenza costituisce una tacita sfida ai nemici della curiosità: per questo dobbiamo impedire che la comunità di studio e ricerca che si raccoglie attorno ad esso e la sua unica collezione di libri finiscano irragionevolmente dispersi.

Costituita con fondi privati – Warburg aveva rinunciato alla parte spettante della ricchezza familiare in cambio di un finanziamento illimitato all’acquisto di libri – la biblioteca è un organismo unico che l’università di Londra, accogliendola nel 1944 nelle sue collezioni librarie, si impegnò a preservare “per sempre” nello stato originario. Oggi però, per ridurre i costi del mantenimento, la stessa università ha dato incarico ai suoi rappresentanti legali di invalidare gli accordi siglati al momento dell’acquisizione. Tale iniziativa può preludere alla fine delle attività dell’Istituto e allo smembramento della sua biblioteca.

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Un rinnovato interesse per l’Antico attraversa l’arte contemporanea italiana (eventualmente declinato nel senso del “patrimonio”|”gusto”|moda|”MadeinItaly”) e modifica gli orizzonti di artisti, curatori, “mecenati”. Proprio adesso. Suppongo che presto avremo nuove attestazioni del mutamento di spin, oltre alle anticipazioni di cui disponiamo già (vd. qui). La mia posizione personale? Né pro, né contra. Vedremo che ne esce.

 

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