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Marc Chagall

24/08/2014

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Al momento di tornare a scriverne credevo che avrei continuato a detestarlo, anche se le sue variazioni in chiave vernacolare o l’eclettismo fauvecubista avevano indubbiamente nutrito l’immaginazione espressionista in Germania e il Carrà primitivista in Italia. Ma a considerarne meglio l’attività ho trovato dimensioni più salde e durature, e stagioni artistiche davero felici (a Parigi subito prima della guerra; a Vitebsk tra 1917 e 1918, in polemica con Malevich; a Parigi e nel sud della Francia negli anni Trenta). Infine sono stato lieto di indagarne più a fondo repertori, beatitudini e irritazioni. Quale ammirazione, da parte sua, per Jacopo Bassano, Tintoretto, Rembrandt o El Greco! Esce in questi giorni il mio Dossier dedicato a Marc Chagall (ArteDossier, settembre 2014): con alcune “precisioni” predisposte da tempo su di lui e gli “orfici” parigini (in primo luogo Metzinger e Delaunay).

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