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Florine Stettheimer

11/09/2014

florine

Marcel Duchamp, che le dava lezioni di lingua a New York, le aveva insegnato il turpiloquio in francese, ingannandola sul significato delle parole. In viaggio a Parigi, lei si rivolgeva al cameriere sussurrando “bite” o “con”: voleva un Martini. Nel frattempo dipingeva voluttuose immagini di noia e disertato desiderio femminile, mentre l’austera madre leggeva e una delle due sorelle costruiva la più meticolosa casa di bambole mai concepita. 

In vita non ha mai esibito né venduto un solo quadro. Oggi è riconosciuta come la più grande artista della prima metá del Novecento. Che dico? Pressoché di ogni tempo. Ecco Florine Stettheimer in tutto il fulgore crepuscolare di un Redon un po’ così, di un Peladan un po’ così, di un fauvismo un po’ così.

Florine: quasi un’Ofelia sopravvissuta a se stessa delusa che non sia valsa la pena di suicidarsi per Amleto.

Ne ho parlato un po’ nel mio Macchina e stellaqui. Ma mio avviso non resta che sciamare per le sale dell’esposizione *****


http://www.lenbachhaus.de/exhibitions/florine-stettheimer/?L=1.

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