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Dialogo con Marcello Maloberti 24.9.2014

19/09/2014

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In occasione di Marcello, la nuova personale di Maloberti @RaffaellaCortese, abbiamo pensato a un dialogo sui rapporti tra arte e società, immagini e parole. Esce su Doppiozero, nella mia rubrica Bolle di sapone, dedicata all’arte italiana contemporanea, qui. L’intenzione dell’intervista era dolosa: volevo tenere Marcello sulla fiamma. Ma direi che lui regge più che bene. Qui un breve estratto con (para)selfie concepito per l’occasione 😉

 

MD: “Mia nonna”, scrivi, “la signora Emilia, è il mio angelo custode e musa, poesia allo stato puro”. Non mi dispiace questa tua pudicizia, questa malinconia liliale e sconsolata che conosco dai lavori giovanili. Posso dire? La trovo più arrischiata della posa “metrosexual”, e mi ricorda amarezze arcangeliane. Vogliamo aprire una piega biografica, ricordare qualcosa di tua nonna, dispiegarne il ruolo di “musa”?

MM: Parafrasando Pasolini potrei dire: i primi ricordi, le prime sensazioni, le prime esperienze formano il proprio immaginario. Ho sempre dormito con mia nonna, non avevamo spazio in casa dove dormire. Era una donna di grande forza fisica. Per non svegliarmi non accendeva la luce e sbatteva contro i muri. I suoi gesti, la sua vita erano poesia da leggere.

MD: Tu citi Pasolini, io ti chiedo: chi è la tua Callas?

MM: La mia Callas è Pasolini. O forse Donatella Rettore?

MD: Già, come confidi: “Io sono bionda come mi vuole la storia”.

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