Home

#LippoMemmi

15/02/2015

Lippo Memmi (noto 1317-1348), Madonna con Bambino copia

Lippo Memmi, Madonna and Child, Siena, Pinacoteca nazionale, det.

Pubblicato oggi in italiano a distanza di circa trent’anni dalla versione originale inglese, L’antiestetica (a cura di Hal Foster, Postmedia, Milano) ci spinge a considerare retrospettivamente come la scena artistica e culturale si sia nel frattempo modificata.

Alla data in cui appare, nel 1983, il volume si propone di riflettere sulla cesura che corre tra i Cinquanta e i Sessanta e che improvvisamente sembra congedare il mito modernista. E delinea un “postmoderno” decostruzionista e di resistenza, schierato per così dire a sinistra dell’autorità culturale. Ne scrivo sul Giornale dell’arte di questo mese, qui.

Humanities

Immagine 7

_per gli articoli già apparsi vd. qui

Nel corso di una conversazione con Carla Lonzi, riportata in Autoritratto (1969), Pino Pascali descrive le proprie “sculture bianche” come “bolle”. Sembra riferirsi all’assenza di una comunità storica di riferimento, all’assenza o scarsità di destinatari dell’arte contemporanea in Italia. Non accetta la condizione di separatezza in cui si trova a operare; e guarda con desiderio carico di rammarico agli Stati Uniti, dove gli artisti sembrano disporre di una facilità e immeditaezza precluse all’artista italiano. Giulio Paolini torna in più occasioni sul tema della “bolla di sapone”, citando un celebre quadro di Chardin oggi conservato al Metropolitan Museum of Art di New York (Bulle de savon, 1733-1734 ca.). L’omaggio paoliniano non ha niente di crepuscolare o nostalgico. E’ una riflessione sulla “grazia” in arte e la capacità di cogliere la bellezza là dove nessuno ha pensato di cercarla, nell’attimo. Sia nella versione…

View original post 64 altre parole

Immagine 4

In una settimana il podcast di Zig Zag, la scultura di #AlighieroBoetti che ho portato al #Museonazionale di Radio3 Rai, ha superato i 500 ascolti e ha mostrato l’apprezzamento di un’opera certo né narrativa né convenzionalmente piacevole. Ne sono lieto soprattutto perché la circostanza smentisce che in Italia non vi sia un pubblico ampio e non specialistico pronto a interessarsi all’arte contemporanea. Le persone interessate ci sono: purché ci si rivolga a loro in modo adeguato, purché di arte contemporanea si parli, purché la si mostri. Un tappetino volante di ringraziamenti a tutti i boettiani 🙂

ps. il podcast lo trovate qui. La galleria di immagini cui faccio riferimento nel podcast qui.

Immagine 9

Da qualche tempo il portale Apple è diventato una galleria d’arte. Era l’ora, viene da dire, considerata la coazione a ripetere che caratterizza oggi il mondo dell’arte contemporanea. Una multinazionale come Apple può forse inventare contesti espositivi più aperti e accessibili? In molte parti del mondo comunità di artisti che rifiutano la mediazione delle gallerie si auto-organizzano e creano luoghi espositivi off. Apple (e tutte le restanti BlueChips con lei) daranno loro una mano? L’azienda di Cupertino ha sempre cercato di caratterizzarsi attraverso la relazione con la creatività e l’esplorazione di mondi a venire; e in molti si chiedono dovre aprirà il futuro Salon des Refusés. Ne scrivo @L’Huffington, qui.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: