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Dopo Charlie Hebdo. Arte, critica, cittadinanza

28/03/2015

Nella storia dei miti e delle religioni Zion è la città celeste, luogo di indicibile abbondanza e piacevolezza, termine di ogni erranza; oppure la città dei resistenti, come in “Matrix”. Nel secondo espisodio della trilogia vediamo l’intera comunità adunata nella grande sala ipogea, tra ombre profonde e smisurati pilastri di roccia, al cospetto di Morpheus. I cittadini di Zion sono attoniti, angosciati per l’imminente arrivo delle Macchine, ormai prossimi alla resa. Ma c’è qualcosa che li unisce e impone loro di continuare a combattere. “Il motivo per cui oggi siamo qui”, declama fatale Morpheus, “è il nostro comune amore per la disobbedienza”.

“Zion”: la mia nuova rubrica @Artribune (marzo|aprile 2015, p. 27).

Humanities

MicheleDantini_DopoCharlieHebdo

Scismi e diaspore costruiscono essi stessi comunita`. E` prevedibile che nuovi orientamenti artistici possano maturare all’interno di cerchie in parte esterne all’attuale “mondo dell’arte”, cerchie che praticano forme innovative di disobbedienza civile e dissenso, coese e solidali; o sperimentano l’esperienza dell’espatrio. Emergeranno in un prossimo futuro portando con sé quei mutamenti radicali che oggi ci sembrano necessari, destando dall’apatia per cio` che riguarda le sorti delle nostre democrazie? Non saprei dirlo, anche se tutti possiamo impegnarci perché questo accada. Ne scrivo in Zion, la mia nuova rubrica nel numero di primavera @Artribune (marzo|aprile 2015, p. 27.

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One Response to “Dopo Charlie Hebdo. Arte, critica, cittadinanza”

  1. Luca Rossi Says:

    La disobbedienza collettiva, pubblica, come la conosciamo rispetto alla retorica NO GLOBAL, è qualcosa di anacronistico. Spesso si tratta semplicemente di pubblicità, come Hangar Bicocca è servito a Pirelli per vendere al doppio del prezzo gli immobili alla Bicocca. La vera disobbedienza, il vero spazio politico, è nel nostro privato, micro, quotidiano. Dobbiamo disobbedire a NOI STESSI; al nostro modo di vedere le cose, al nostro modo di pretendere ad ogni costo certe cose. Di queste cose non ne scriverò nel prossimo numero di @Artribune perché quello che scrivo è scomodo. Direi che questa assenza sia più interessante di qualsivoglia presenza.


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