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Il dibattito estivo sulle Humanities

20/08/2015

Credo che solo la nostra non-partecipazione alla compagine statale piddino-forzaitaliana, lo scisma e la lettura profonda possano esserci d’aiuto. E nello zaino, del tutto a prescindere da un uomo-mai-nato come Stefano Feltri, portate sempre almeno una piccola “Considerazione inattuale” di Friedrich Nietzsche. Che sulle politiche educative superiori del Reich bismarckiano, e su ciò che distingua l’apprendimento dei liberi, dice questo:

“Gli uomini devono essere adattati agli scopi del tempo, per potervi mettere mano il più presto possibile; devono lavorare nella fabbrica delle utilità generali prima di essere maturi, anzi perché non diventino affatto maturi – in quanto questo sarebbe un lusso che sottrarrebbe una quantità di forze al ‘mercato del lavoro’. Io deploro che sia ormai necessario servirsi del gergo dei padroni di schiavi e dei datori di lavoro per designare quei rapporti, che di per sé dovrebbero essere pensati liberi da utilità, sottratti alle miserie della vita. Ma involontariamente vengono sulle labbra le parole ‘fabbrica’, ‘mercato del lavoro’, ‘offerta’, ‘utilizzazione’ quando si vuol descrivere la più recente generazione tedesca di dotti”.

Buona diserzione a tutti.

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