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imagehttp://www.artribune.com/2015/09/forum-arte-contemporanea-italiana-prato-opinione-michele-dantini/?fb_action_ids=10204754205847455&fb_action_types=og.likes&fb_ref=.VgLh2GN2IPI.like

Qui abbiamo la brillante critica “progressista” che rimprovera all’artista-che-vuol-fare-lo-storico di essere troppo artista (o esteta) e poco storico. Ma non stiamo forse pretendendo troppo, o sbagliando strada? Rivolgiamoci agli storici se vogliamo storiografia. Vi pare sensato cercare sfera pubblica chez Pinault? E’ curiosa questa convinzione angloamericana di dover incrociare turismo chic e apostolato. D’altra parte ‪#‎ClaireBishop‬ mostra un‘indispettita condiscendenza per il gusto “cattolico” della liturgia di Vo, senza riflettere sul presupposto neopuritano del proprio punto di vista. E che significa che la teoria benjaminiana della storia è intrinsecamente curatoriale? Ma figuriamoci. Benjamin non è mai stato “Documents”.

Disciplinatamente egotista e seriosa, Bishop è ovviamente molto abile nel leggere le pieghe delle opere d’arte figurativa e delle “scritture curatoriali”. Proviamo a farlo anche noi a lei, allora. Se c’è un “rimosso” nella posizione critica di Bishop, un’ipotesi che proprio la scuola americana non è disposta a prendere in considerazione, che anzi non può giungere a riconoscere né a dire, è che l'”arte” o quantomeno in una sua parte determinata – la “scrittura curatoriale”, le Grandi Mostre, l’Ultimo Decennio, tutto il vocabolario poststrutturalista della critica d’arte e delle teorie dell’arte, gli schemi e i modelli interpretativi di ogni buon MFA, le declamazioni di Karl Marx, l’imperativo progressista – tutto ciò possa risolversi in una semplice bagattella.
 
Ascetica, politicamente corretta, prolissa, imperialista postcoloniale con finzioni di ubiquitá e competenza globali. I quattro momenti dello stereotipo culturale. Cui si aggiunge la certezza del primato delle proprie istituzioni educative. Sic.

@https://artforum.com/inprint/issue=201507&id=54492

Erwin Panofsky

09/09/2015

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Ho finito giusto oggi di scrivere un lungo saggio su Erwin Panofsky e la cultura storico-artistica nella Repubblica di Weimar cui lavoravo da molto tempo, tra letture, riletture, decrittazioni e indagini in archivio. Non riesco a dire molto di più perché il saggio, con altri, uscirà nell’autunno del prossimo anno per la casa editrice Donzelli; dunque tra molto tempo. Sono comunque felice del buon esito di questo mio lavoro, in cui ho riversato interessi di lunga data, domande e inquietudini anche personali; e mi auguro che le origini dell’iconologia possano acquistare tratti continentali più spiccati. Condivido volentieri questo mio stato d’animo con chi vorrà, adesso, qui sul mio blog.

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‪#‎PaulKlee‬ e la tradizione modernista del “primitivo”. @Art e Dossier di settembre provo a portare un po’ di chiarezza in una questione assai intricata, e che porta in almeno tre direzioni diverse.

È fresco di stampa il secondo numero della rivista Scenari, edita da Mimesis Edizioni. Sono felice di interpretare una ulteriore apertura della rivista, solitamente dedicata a temi filosofici, sociali e politici. Al suo interno curo una sezione dedicata alla storia e alla critica d’arte, dal titolo “La cassetta degli attrezzi. Strumenti, metodi, collaborazioni della storia dell’arte”, con testi, oltrechè miei, di Lara Conte, Emanuele Pellegrini e Christian Caliandro. Buona lettura!

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