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Ne scrivo @L’Huffington qui.

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Vorrei considerare il tema dei rapporti tra ricerca e giornalismo culturale considerandolo dalla prospettiva di un particolare settore di studi, il mio. Chi è il destinatario della storia dell’arte? Come avvicinare un pubblico più ampio della ristretta cerchia di specialisti, collezionisti e devoti? O emancipare lo studio del passato dalle lamentazioni della nostalgia? Queste alcune domande possibili. Spesso distinguiamo le due attività – “ricerca” e “giornalismo culturale” – in maniera precipitosa e sommaria, senza riguardo per le ambiguità o le sfumature. Facciamo riferimento al tipo di pubblicazione che accoglie questo o quel contributo e impieghiamo grande zelo nel distinguere tra riviste scientifiche, riviste divulgative, giornali, blog etc. Tutto questo sembra penosamente estrinseco. Simili distinzioni hanno davvero a che fare con l’intima necessità e coerenza di un percorso di ricerca innovativo, che cerca di trovare e coltivare il suo pubblico a più livelli e in modo molteplice?

Ne scrivo @ROARS qui

Sociologi della scienza e psicologi cognitivi tendono oggi a definire “trandisciplinari” le comunità di ricerca allargate che includono, con i ricercatori professionali, anche amministratori o politici, imprenditori, attivisti impegnati nell’ambito sociale e semplici cittadini investiti dalla comune esigenza di risolvere problemi. Ci chiediamo come valutare la ricerca, la sua utilità e il suo impatto sociale? Bene. Ritengo che, a determinate condizioni, dovremmo educarci a riconoscere l’ampiezza del coinvolgimento in forme di attivismo civile, ambientale, digitale etc. come un indicatore estremamente attendibile della produttività e creatività dello scienziato.

Ne scrivo @ROARS qui.

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Humaniores Disciplinae: “una proporzionata ragione di ciò che ci sta intorno”: mercoledì 9 aprile 2014, aula Sabatino Moscati, Dipartimento di Lettere e filosofia, via Columbia, 1

…A quali condizioni possiamo parlare di “innovazione” per le Humanities? E qual è il rapporto tra agenda di ricerca e contesti? Il discorso umanistico ha il vantaggio di un’estrema mobilità: può reinventare di volta in volta il proprio “oggetto” e non appare rigidamente vincolato a repertori immutabili o prefissati. Il dibattito sul futuro delle discipline storiche e sociali prefigura trasformazioni di rilievo mentre nuovi ambiti di ricerca dissolvono esauste barriere disciplinari…

Personalmente parlerò di teoria della critica e critica d’arte. Info quiqui [programma convegno]. Per la mia replica all’Appello in difesa delle scienze umane vd. qui

Cornelis-van-Poelenburgh-Apollo-e-Marsia-1630

Da quando l’ho pubblicato per la prima volta sul Mulino (e poi su ROARS), questo testo (a cui tengo particolarmente, perché è per me programmatico) si è trasformato in profondità sviluppando echi in un primo momento appena percepibili e aggiungendo articolazioni in parte inaspettate. Dichiaro adesso la sua trasformazione: e magari la “long version”, illustrata da un Apollo e Marsia tra i più formidabili della storia dell’arte, risulterà più esaustiva e rispondente.

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