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il mio contributo a Università 3.0, il libro di ROARS (eCommons, Roma 2015).

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Nella storia dei miti e delle religioni Zion è la città celeste, luogo di indicibile abbondanza e piacevolezza, termine di ogni erranza; oppure la città dei resistenti, come in “Matrix”. Nel secondo espisodio della trilogia vediamo l’intera comunità adunata nella grande sala ipogea, tra ombre profonde e smisurati pilastri di roccia, al cospetto di Morpheus. I cittadini di Zion sono attoniti, angosciati per l’imminente arrivo delle Macchine, ormai prossimi alla resa. Ma c’è qualcosa che li unisce e impone loro di continuare a combattere. “Il motivo per cui oggi siamo qui”, declama fatale Morpheus, “è il nostro comune amore per la disobbedienza”.

“Zion”: la mia nuova rubrica @Artribune (marzo|aprile 2015, p. 27).

Humanities

MicheleDantini_DopoCharlieHebdo

Scismi e diaspore costruiscono essi stessi comunita`. E` prevedibile che nuovi orientamenti artistici possano maturare all’interno di cerchie in parte esterne all’attuale “mondo dell’arte”, cerchie che praticano forme innovative di disobbedienza civile e dissenso, coese e solidali; o sperimentano l’esperienza dell’espatrio. Emergeranno in un prossimo futuro portando con sé quei mutamenti radicali che oggi ci sembrano necessari, destando dall’apatia per cio` che riguarda le sorti delle nostre democrazie? Non saprei dirlo, anche se tutti possiamo impegnarci perché questo accada. Ne scrivo in Zion, la mia nuova rubrica nel numero di primavera @Artribune (marzo|aprile 2015, p. 27.

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MicheleDantini_DopoCharlieHebdo

Nella storia dei miti e delle religioni Zion è la città celeste, luogo di indicibile abbondanza e piacevolezza, termine di ogni erranza; oppure la città dei resistenti, come in “Matrix”. Nel secondo espisodio della trilogia vediamo l’intera comunità adunata nella grande sala ipogea, tra ombre profonde e smisurati pilastri di roccia, al cospetto di Morpheus. I cittadini di Zion sono attoniti, angosciati per l’imminente arrivo delle Macchine, ormai prossimi alla resa. Ma c’è qualcosa che li unisce e impone loro di continuare a combattere. “Il motivo per cui oggi siamo qui”, declama fatale Morpheus, “è il nostro comune amore per la disobbedienza”.

“Zion”: la mia nuova rubrica @Artribune (marzo|aprile 2015, p. 27).

“Scismi e diaspore costruiscono essi stessi comunita`. E` prevedibile che nuovi orientamenti artistici possano maturare all’interno di cerchie in parte esterne all’attuale “mondo dell’arte”, cerchie che praticano forme innovative di disobbedienza civile e dissenso, coese e solidali; o sperimentano l’esperienza dell’espatrio. Emergeranno in un prossimo futuro portando con sé quei mutamenti radicali che oggi ci sembrano necessari, destando dall’apatia per cio` che riguarda le sorti delle nostre democrazie? Non saprei dirlo, anche se tutti possiamo impegnarci perché questo accada”.

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Il momento Eureka. Pensiero critico e creatività è il mio eBook sull’innovazione cognitiva, appena uscito per Doppiozero, a cura di cheFare: dedicato ai processi di scoperta e esplorazione, all’intuizione e alle sue origini composite, all’allineamento di pensiero convergente e divergente, a ciò che chiamiamo la “scintilla” (o il “momento Eureka”, appunto) e smentisce la tesi delle “due culture”.
 
Scrivere questo libro, al cui interno la storia dell’arte dialoga con le scienze cognitive, l’antropologia culturale, la teoria politica e i creativity studies, ha avuto per me un’importanza tutta particolare, teorica e affettiva insieme.
 
Il download è gratuito dalla libreria di Doppiozero, qui. E sul sito di cheFare trovate un abstract ita|eng dal titolo Anatomia della creatività [Anatomy of Creativity], sul rapporto tra arte, storia dell’arte e scienze cognitive (qui; una precedente anticipazione @Doppiozero, Ricerca e rete, qui).

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Da qualche tempo il portale Apple è diventato una galleria d’arte. Era l’ora, viene da dire, considerata la coazione a ripetere che caratterizza oggi il mondo dell’arte contemporanea. Una multinazionale come Apple può forse inventare contesti espositivi più aperti e accessibili? In molte parti del mondo comunità di artisti che rifiutano la mediazione delle gallerie si auto-organizzano e creano luoghi espositivi off. Apple (e tutte le restanti BlueChips con lei) daranno loro una mano? L’azienda di Cupertino ha sempre cercato di caratterizzarsi attraverso la relazione con la creatività e l’esplorazione di mondi a venire; e in molti si chiedono dovre aprirà il futuro Salon des Refusés. Ne scrivo @L’Huffington, qui.

August-Friedrich-Siegert-Il-conoscitore

Vorrei considerare il tema dei rapporti tra ricerca e giornalismo culturale considerandolo dalla prospettiva di un particolare settore di studi, il mio. Chi è il destinatario della storia dell’arte? Come avvicinare un pubblico più ampio della ristretta cerchia di specialisti, collezionisti e devoti? O emancipare lo studio del passato dalle lamentazioni della nostalgia? Queste alcune domande possibili. Spesso distinguiamo le due attività – “ricerca” e “giornalismo culturale” – in maniera precipitosa e sommaria, senza riguardo per le ambiguità o le sfumature. Facciamo riferimento al tipo di pubblicazione che accoglie questo o quel contributo e impieghiamo grande zelo nel distinguere tra riviste scientifiche, riviste divulgative, giornali, blog etc. Tutto questo sembra penosamente estrinseco. Simili distinzioni hanno davvero a che fare con l’intima necessità e coerenza di un percorso di ricerca innovativo, che cerca di trovare e coltivare il suo pubblico a più livelli e in modo molteplice?

Ne scrivo @ROARS qui

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Si è tornati a parlare spesso in questi giorni, anche a seguito di St(r)ati della cultura, di iniziative pro-cultura e #socinn; e della necessità di dare formazione allo slancio sussidiario di cittadini e associazioni. Si è parlato di #sussidiarietà, in Italia in anni recenti, per lo più in termini neo-oligarchici: il mecenate-principe. Se ne è parlato molto meno da punti di vista includenti e partecipativi. La mia idea, accennata nell’incontro di Ferrara, è quella di Centro studi per la sussidiarietà, o di una #OpenUniversity per professionalizzare il Terzo settore. Per delineare alcune distinzioni elementari, linko qui una mia inchiesta di qualche tempo fa su #sussidiarità e idelogie neo-conservatrici.

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