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MICHELE DANTINI, Postwar Italian Art. Historical Perspectives and Methods [ABSTRACT]
The essay opens with a critical examination of «October»’s approach to italian postwar art (Issue 124, 2008) and calls for an extension of both sources and historical narratives. Most art-historical topics relevant for the period are summoned and debated with fresh confrontations with social and political historians of «Resistenza», «civil war» and «First Republic» and a few commonplaces discussed through a deeper insight of italian postwar historical and cultural context. Genealogical knowledge improves our understanding of historical units and seems far more respectful of specific differences than summary assumptions about postwar «uniformity». The author introduces here new interpretative frames for «monochrome», «Arte povera», «Arte concettuale» and «Transavanguardia» and solicits for a specific connoisseurship ready to break up interpretative monopolies and refute exhausted paradigms. Since late 50s’, this is the main thesis, rhetorics of «identity» increasingly intertwine in Italy with visual research and powerfully contribute to push the most relevant artists to experiment unexpected forms of contemporary visual «syncretism» or maliciously combine «tradition» and «avantgarde» while dismissing the authority of both. Here come «survivals» meant as ruins of a diasporic heritage, displayed through fragmentation, displacement and irony. Local ductile resistance to international standards feeds artistic innovation.

Predella #37. Arte italiana postbellica, numero monografico a cura di Michele Dantini e Lara Conte, ETS, Pisa, autunno 2016. Editoriale e indice qui

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“Ho un rapporto ambivalente con la tua opera, considerata nell’insieme. Ne apprezzo la potenza, al tempo stesso resisto alla sua chiusura interna. In un celebre libro lo storico delle idee Isaiah Berlin contrappone la volpe e il riccio per illustrare due diversi temperamenti o caratteri umani. La volpe esemplifica il temperamento curioso e esplorativo. Il riccio il temperamento tragico. La volpe, per Berlin, è in parte un emblema dell’intelligenza illuministica, mobile, acuta, mercuriale. Il riccio invece dell’individualità romantica, risolutamente posta a protezione di sé stessa e della propria unicità. Ti annovererei tra i ricci: senza indugio. Quali rapporti, a tuo parere, l’arte intrattiene con l’arcano, il lutto e la memoria? Tu corteggi la dimensione mistico-esoterica, quasi devozionale. Credi che l’arte possa giocare ancora la carta della profondità?”

.Doppiozero una mia conversazione con ‪#‎FlavioFavelli‬‪#‎arte‬ ‪#‎Italia‬ ‪#‎società‬‪#‎idiosincrasia‬ ‪#‎memoria‬. Per la mia rubrica “Bolle di sapone”. Qui.

http://www.doppiozero.com/…/bolle-di-sapo…/in-volo-siamo-dei#

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Qui sotto alcune immagini cui faccio riferimento nella mia conversazione radiofonica dedicata a Alighiero Boetti, Zig zag (1966), Radio3Rai, #Museonazionale (in onda sabato 31.1 h13.00|13.45). Paul Klee, Eros; Alighiero Boetti, Lampada annuale; Giuseppe Crespi, Amore e psiche. Il testo della mia lecture è qui. Il podcast qui. Buona lettura e buon ascolto!

Alighiero Boetti, Zig Zag, 1966

Paul Klee, Eros, 1923

Lampada annuale, 1967

Giuseppe Maria Crespi,_Amore_e_Psiche, 1707-1709

Piero Manzoni, Achrome 1961

Di seguito il programma del convegno internazionale Rome Revisited. Rethinking Narratives in the Arts 1948-1968, che si terrà nei giorni 15 e 16 all’American Academy di Roma (info qui).

Qui l’abstract in inglese del mio intervento, dedicato ai rapporti tra Manzoni e New Dada e alla ludica reinvenzione del “classico” attraverso inedite strategie di citazione.

Rome Revisited. Rethinking Narratives in the Arts 1948-1968

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Si è tornati a parlare spesso in questi giorni, anche a seguito di St(r)ati della cultura, di iniziative pro-cultura e #socinn; e della necessità di dare formazione allo slancio sussidiario di cittadini e associazioni. Si è parlato di #sussidiarietà, in Italia in anni recenti, per lo più in termini neo-oligarchici: il mecenate-principe. Se ne è parlato molto meno da punti di vista includenti e partecipativi. La mia idea, accennata nell’incontro di Ferrara, è quella di Centro studi per la sussidiarietà, o di una #OpenUniversity per professionalizzare il Terzo settore. Per delineare alcune distinzioni elementari, linko qui una mia inchiesta di qualche tempo fa su #sussidiarità e idelogie neo-conservatrici.

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