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qui e qui (pix.).

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Vorrei provare a definire in modo nuovo ciò che intendiamo (o che potremmo intendere) per “arte contemporanea”. Mi riferirò a esperienze qualificate attualmente in corso a livello internazionale, alternerò punti di vista descrittivi e prescrittivi e cercherò di situarmi nel punto di intersezione tra pratiche estetiche e politiche della cittadinanza, sul piano delle iniziative per la legalità, il lavoro qualificato, la difesa dell’ambiente, l’impresa sociale, la trasmissione dei saperi. La produzione di oggetti voluminosi, luccicanti e dispendiosi non è (non deve essere) criterio esclusivo o vincolante. Né debbono esserlo i megabudget.

Ne scrivo in: Scenari, qui.

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Sono davvero lieto di dare inizio oggi alla collaborazione con una rivista on line che considero tra le più interessanti della scena editoriale attuale,
@Scenari.

Scrivo di arte italiana contemporanea qui.

 

On Kawara †

13/07/2014

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E’ stato un artista che mi ha molto emozionato, capace di esplorare le distanze tra mente e mondo e di farlo con un’ironia o una sottigliezza pari alla discrezione. Non credeva all’esistenza di qualcosa come l’”autore”. Tutto quello che vale la pena dire è indicibile. Quello che possiamo dire non ha poi molta importanza. L’esperienza è intrasferibile, e non è egodiretta. Questo, in definitiva, il fulcro sapienziale attorno a cui ha ruotato la sua attività. Abbiamo solo una sua immagine: lontano, di spalle, dialoga con un pescatore mentre insieme camminano lungo un sentiero, già quasi prossimi a sparire. In un’immagine fotografica del 1969, intitolata Studio, aveva ritratto le proprie valigie nell’atrio dell’allora piccolo aereoporto di Foz do Iguaçu, nello stato brasiliano del Paranà. Recentemente si era occupato di infanzia e apprendimento, forse riflettendo sulle origini di ciò che con troppa pompa chiamiamo “arte”. Una volta ha scritto in un laconico telegramma dei suoi: “I’m still alive”. La breve rassicurante notizia oggi può sembrarci una sottile allegoria.

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