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Personalmente credo – e so che questa mia posizione, così minoritaria, farà discutere – che con queste nomine si siano disattesi obblighi di responsabilità nei confronti di una giovane generazione di storici dell’arte e curatori che non trovano, in Italia, opportunità di occupazione qualificata. Certo questo non poteva certo essere l’unico criterio. Doveva però contribuire a orientare la scelta in modo più rispettoso e bilanciato.

Immagino un colpo d’ala, un moto d’orgoglio e la creazione repentina, anticiclica di una nuova comunità di direttori di musei, trenta-quarantenni, cui sia riconosciuto il diritto a condurre esistenze professionali gratificanti senza essere per forza indotti all’espatrio. Il punto di vista da affermare, perché manifestamente conculcato, non è assurdamente patriottico ma generazionale.

In questo mio intervento @Artribune qui contesto un esito tanto disequilibrato. Né condivido l’opinione di chi, da punti di vista filogovernativi o presuntivamente antigovernativi, nega (con parole gonfie e intollerabilmente perentorie!) che vi sia un problema etico e politico.

Dopodiché, vi prego, torniamo pure a occuparci d’altro, senza pose pedanti o indignazioni troppo parruccone e codine. Il mondo non cadrà per questo, neppure se per una volta avremo danzato in pinacoteche concesse in prestito.

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Il momento Eureka. Pensiero critico e creatività è il mio eBook sull’innovazione cognitiva, appena uscito per Doppiozero, a cura di cheFare: dedicato ai processi di scoperta e esplorazione, all’intuizione e alle sue origini composite, all’allineamento di pensiero convergente e divergente, a ciò che chiamiamo la “scintilla” (o il “momento Eureka”, appunto) e smentisce la tesi delle “due culture”.
 
Scrivere questo libro, al cui interno la storia dell’arte dialoga con le scienze cognitive, l’antropologia culturale, la teoria politica e i creativity studies, ha avuto per me un’importanza tutta particolare, teorica e affettiva insieme.
 
Il download è gratuito dalla libreria di Doppiozero, qui. E sul sito di cheFare trovate un abstract ita|eng dal titolo Anatomia della creatività [Anatomy of Creativity], sul rapporto tra arte, storia dell’arte e scienze cognitive (qui; una precedente anticipazione @Doppiozero, Ricerca e rete, qui).

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Si è tornati a parlare spesso in questi giorni, anche a seguito di St(r)ati della cultura, di iniziative pro-cultura e #socinn; e della necessità di dare formazione allo slancio sussidiario di cittadini e associazioni. Si è parlato di #sussidiarietà, in Italia in anni recenti, per lo più in termini neo-oligarchici: il mecenate-principe. Se ne è parlato molto meno da punti di vista includenti e partecipativi. La mia idea, accennata nell’incontro di Ferrara, è quella di Centro studi per la sussidiarietà, o di una #OpenUniversity per professionalizzare il Terzo settore. Per delineare alcune distinzioni elementari, linko qui una mia inchiesta di qualche tempo fa su #sussidiarità e idelogie neo-conservatrici.

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E’ appena apparsa la seconda edizione di “Una politica dei beni culturali” di ‪#‎AndreaEmiliani‬, testo cardine della riflessione italiana sulla tutela, apparso una prima volta per Einaudi. A distanza di quaranta anni dalla prima edizione la rilettura rivela margini fantastici e l’immaginazione anche letteraria che sta dietro alle tesi dell’autore. Ne scrivo oggi @ROARS qui.

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Scrittore e poeta, dirigente industriale, politico, Paolo Volponi è stato anche appassionato collezionista e intenditore di pittura. Meno conosciuto sotto questo aspetto, ha in realtà disseminato le sue opere maggiori di riferimenti a antichi maestri e artisti contemporanei, come Burri, Fontana e Schifano; e a critici d’arte come Brandi e Argan.

Ne scrivo @Doppiozero

Humanities

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Un rinnovato interesse per l’Antico attraversa l’arte contemporanea italiana (eventualmente declinato nel senso del “patrimonio”|”gusto”|moda|”MadeinItaly”) e modifica gli orizzonti di artisti, curatori, “mecenati”. Proprio adesso. Suppongo che presto avremo nuove attestazioni del mutamento di spin, oltre alle anticipazioni di cui disponiamo già (vd. qui). La mia posizione personale? Né pro, né contra. Vedremo che ne esce.

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Sono lieto che i Bronzi restino al museo di Reggio Calabria. Ma non per le ragioni brandite nella rovente polemica estiva. Ecco quello che, venuta fortunatamente meno l’ipotesi del trasferimento, possiamo imparare dalla vicenda dei Bronzi di Riace.

Ne scrivo @L’Huffington qui.

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