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#ArtsandFoods

09/04/2015

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Nel catalogo della mostra Arts and Foods, aperta ieri @Triennale di Milano e curata da Germano Celant, racconto le trasformazioni della sfera domestica – cosa più “domestico” del cibo? o della tavola? – vista attraverso il cinema di fantascienza e il design. Un’anticipazione qui.

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E’ appena apparsa la seconda edizione di “Una politica dei beni culturali” di ‪#‎AndreaEmiliani‬, testo cardine della riflessione italiana sulla tutela, apparso una prima volta per Einaudi. A distanza di quaranta anni dalla prima edizione la rilettura rivela margini fantastici e l’immaginazione anche letteraria che sta dietro alle tesi dell’autore. Ne scrivo oggi @ROARS qui.

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Scrittore e poeta, dirigente industriale, politico, Paolo Volponi è stato anche appassionato collezionista e intenditore di pittura. Meno conosciuto sotto questo aspetto, ha in realtà disseminato le sue opere maggiori di riferimenti a antichi maestri e artisti contemporanei, come Burri, Fontana e Schifano; e a critici d’arte come Brandi e Argan.

Ne scrivo @Doppiozero

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In occasione di Marcello, la nuova personale di Maloberti @RaffaellaCortese, abbiamo pensato a un dialogo sui rapporti tra arte e società, immagini e parole. Esce su Doppiozero, nella mia rubrica Bolle di sapone, dedicata all’arte italiana contemporanea, qui. L’intenzione dell’intervista era dolosa: volevo tenere Marcello sulla fiamma. Ma direi che lui regge più che bene. Qui un breve estratto con (para)selfie concepito per l’occasione 😉

 

MD: “Mia nonna”, scrivi, “la signora Emilia, è il mio angelo custode e musa, poesia allo stato puro”. Non mi dispiace questa tua pudicizia, questa malinconia liliale e sconsolata che conosco dai lavori giovanili. Posso dire? La trovo più arrischiata della posa “metrosexual”, e mi ricorda amarezze arcangeliane. Vogliamo aprire una piega biografica, ricordare qualcosa di tua nonna, dispiegarne il ruolo di “musa”?

MM: Parafrasando Pasolini potrei dire: i primi ricordi, le prime sensazioni, le prime esperienze formano il proprio immaginario. Ho sempre dormito con mia nonna, non avevamo spazio in casa dove dormire. Era una donna di grande forza fisica. Per non svegliarmi non accendeva la luce e sbatteva contro i muri. I suoi gesti, la sua vita erano poesia da leggere.

MD: Tu citi Pasolini, io ti chiedo: chi è la tua Callas?

MM: La mia Callas è Pasolini. O forse Donatella Rettore?

MD: Già, come confidi: “Io sono bionda come mi vuole la storia”.

#AldoBusi

05/09/2014

#AldoBusi 5.9.2014 scrive un pezzo dei suoi straordinari e iperbolicamente fuori misura sul Corriere della Sera. Lo leggevo sostituendo segretamente “saggio” a “romanzo” e ammirando la qualitá della costernazione. Un pezzo che flirta finemente con pose eroiche, malinconia e inattualità, del tutto frainteso (in chiave social) dal redattore che l’ha intitolato, uno dei tanti “cani & porci” (presumo) che lavorano oggi nelle pagine culturali dei maggiori [sic] quotidiani nazionali. “E’ possibile scrivere un’opera di letteratura consapevoli dell’oblio incorporato? Non voglio rispondere a una simile domanda perché d’istinto sarebbe no”.

imageOggi @RadioRaiTre parliamo di artisti, scrittori e prima guerra mondiale. Con Alessandra Tarquini e AndreaCortellessa. h. 13 #LaGrandeGuerra

Podcast qui

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_per gli articoli già apparsi vd. qui

Nel corso di una conversazione con Carla Lonzi, riportata in Autoritratto (1969), Pino Pascali descrive le proprie “sculture bianche” come “bolle”. Sembra riferirsi all’assenza di una comunità storica di riferimento, all’assenza o scarsità di destinatari dell’arte contemporanea in Italia. Non accetta la condizione di separatezza in cui si trova a operare; e guarda con desiderio carico di rammarico agli Stati Uniti, dove gli artisti sembrano disporre di una facilità e immeditaezza precluse all’artista italiano. Giulio Paolini torna in più occasioni sul tema della “bolla di sapone”, citando un celebre quadro di Chardin oggi conservato al Metropolitan Museum of Art di New York (Bulle de savon, 1733-1734 ca.). L’omaggio paoliniano non ha niente di crepuscolare o nostalgico. E’ una riflessione sulla “grazia” in arte e la capacità di cogliere la bellezza là dove nessuno ha pensato di cercarla, nell’attimo. Sia nella versione pinopascaliana della metafora che in quella di Paolini il tema dell’instabilità dell’immagine artistica si coniuga a un’attenta indagine identitaria sulle specificità, se tali, dell’arte italiana contemporanea. Sembra dunque calzante adottare la “bolla di sapone” come titolo di una rubrica dedicata alla tradizione italiana più recente. La mutevolezza della bolla, ora inquieta ora gaia e leggiadra, volge in metafora figurativa il desiderio di un’inafferrabile “comunità”.

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