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#FondazionePrada

20/05/2015

Qual è il vero e unico Padiglione Italia per le arti figurative 2015? E’ a Milano o a Venezia? E che dichiara? Ne scrivo @ARTRIBUNE qui

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Nella storia dei miti e delle religioni Zion è la città celeste, luogo di indicibile abbondanza e piacevolezza, termine di ogni erranza; oppure la città dei resistenti, come in “Matrix”. Nel secondo espisodio della trilogia vediamo l’intera comunità adunata nella grande sala ipogea, tra ombre profonde e smisurati pilastri di roccia, al cospetto di Morpheus. I cittadini di Zion sono attoniti, angosciati per l’imminente arrivo delle Macchine, ormai prossimi alla resa. Ma c’è qualcosa che li unisce e impone loro di continuare a combattere. “Il motivo per cui oggi siamo qui”, declama fatale Morpheus, “è il nostro comune amore per la disobbedienza”.

“Zion”: la mia nuova rubrica @Artribune (marzo|aprile 2015, p. 27).

Humanities

MicheleDantini_DopoCharlieHebdo

Scismi e diaspore costruiscono essi stessi comunita`. E` prevedibile che nuovi orientamenti artistici possano maturare all’interno di cerchie in parte esterne all’attuale “mondo dell’arte”, cerchie che praticano forme innovative di disobbedienza civile e dissenso, coese e solidali; o sperimentano l’esperienza dell’espatrio. Emergeranno in un prossimo futuro portando con sé quei mutamenti radicali che oggi ci sembrano necessari, destando dall’apatia per cio` che riguarda le sorti delle nostre democrazie? Non saprei dirlo, anche se tutti possiamo impegnarci perché questo accada. Ne scrivo in Zion, la mia nuova rubrica nel numero di primavera @Artribune (marzo|aprile 2015, p. 27.

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MicheleDantini_DopoCharlieHebdo

Nella storia dei miti e delle religioni Zion è la città celeste, luogo di indicibile abbondanza e piacevolezza, termine di ogni erranza; oppure la città dei resistenti, come in “Matrix”. Nel secondo espisodio della trilogia vediamo l’intera comunità adunata nella grande sala ipogea, tra ombre profonde e smisurati pilastri di roccia, al cospetto di Morpheus. I cittadini di Zion sono attoniti, angosciati per l’imminente arrivo delle Macchine, ormai prossimi alla resa. Ma c’è qualcosa che li unisce e impone loro di continuare a combattere. “Il motivo per cui oggi siamo qui”, declama fatale Morpheus, “è il nostro comune amore per la disobbedienza”.

“Zion”: la mia nuova rubrica @Artribune (marzo|aprile 2015, p. 27).

“Scismi e diaspore costruiscono essi stessi comunita`. E` prevedibile che nuovi orientamenti artistici possano maturare all’interno di cerchie in parte esterne all’attuale “mondo dell’arte”, cerchie che praticano forme innovative di disobbedienza civile e dissenso, coese e solidali; o sperimentano l’esperienza dell’espatrio. Emergeranno in un prossimo futuro portando con sé quei mutamenti radicali che oggi ci sembrano necessari, destando dall’apatia per cio` che riguarda le sorti delle nostre democrazie? Non saprei dirlo, anche se tutti possiamo impegnarci perché questo accada”.

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Forse è giunto il momento di invocare una sospensione generale dell’assenso a ciò che si dice “mondo dell’arte”. Con ciò voglio dire: occorre riconsiderare i termini dell’accordo che ha sino a oggi congiunto arte e critica in un unico destino. Ne scrivo @Artribune qui.

Qui dico fuori dai denti, nella terrorizzante misura dei 2200 caratteri ca., alcune cose che mi stanno particolarmente a cuore 😉

MicheleDantini_Quattro-tesi-sulla-critica_Artribune 23, gennaio|febbraio 2015, p. 6

Artribune 23, gennaio|febbraio 2015, p. 6

Esistono “zone di contatto” e significative sovrapposizioni tra due sottomondi sociologici che consideriamo distanti? Ha senso considerare l’arte contemporanea, quantomeno nella sua componente mainstream, ancora un artigianato umanistico, alla ricerca di qualcosa come “gusto”, “profonditá”, motivazione intrinseca e autonomia della “cultura”? E il modello di “innovazione dirompente” vale anche per la competizione artistica e “culturale”? Ne scrivo @Artribune #22.

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Padiglione Italia

13/11/2014

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Si discute molto in questi giorni del Padiglione Italia della prossima Biennale veneziana e della nomina del curatore, che a molti è apparsa inappropriata nella forma e, forse, persino nel merito. Su Artribune il mio punto di vista qui.

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