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Qui @minimaetmoralia il mio Diario di viaggio con revenant: Ettore Sottsass jr. e i madaleniani: a suo modo un “viaggio in Italia”.

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_L’Huffington, 24.7.2014, qui

Il culto per architetture o mobili “misteriosi” e densi di rovina nasce dall’estrema consapevolezza del contrasto tra “progetto” e “capitale”: come pure l’insistenza sulla fatale “incompiutezza” di un qualsiasi edificio, gioiello, tavolo, brocca o piatto. Quanto, dell'”utopia” controculturale, è possibile conservare nell’oggetto di design, e quanto invece è inevitabile tradire? E che cosa, nella presa di posizione ideologica contro la società industriale, è o è stato posa?

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_Artribune iv, 20, luglio|agosto 2014, qui

Ci sono molte cose da dire su un percorso lungo, molteplice e spezzato come quello di Sottsass. L’architetto, il designer, il beat, l’agitatore culturale, l’artista, l’editore, il performer. Ma la mia tesi è: le formidabili ville e residenze private che Sottsass progetta negli ultimi anni sono finalmente rivelative di quanto in lui è rimasto a lungo non detto. E cioè la convinzione che l’architettura non sia al servizio degli uomini ma degli dei.

 

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Norimberga, Neues Museum. L’edificio si apre grandiosamente su una piccola piazza prospiciente le mura. La facciata, a vetri, svela interamente l’interno. Le opere d’arte esposte nelle sale sul fronte rimangono sempre visibili: un po’ l’efftto delle case-giocattolo, con gli arredi a vista e la facciata rimossa. Una sala al piano superiore è dedicata Ettore Sottsass jr. Una sorta di monografica permanente, con gran parte dei progetti. Storia d’Italia tra Cinquanta e Ottanta: dalle macchine da scrivere Olivetti ai progetti per Memphis e Alchymia. Che dire? Una macchina da scrivere come Praxis 48 (1964) riflette ancora una progettualità “riformista”, interna alla società industriale e al mondo della produzione. Rimanda a una figura (a un’ideologia) di designer che si interroga sulla tecnologia, l’industria, il lavoro. Con Valentine (1969) e i progetti in chiave “architettura radicale” le retoriche visuali mutano bruscamente. Sperimentare le potenzialità “liberatorie” del “consumo”: questo il proposito in tutta la sua ambivalenza (Pop e anti-Pop, americano e antiamericano, avveniristico e regressivo-puerile). Ne viene fuori un iperstile in chiave Las Vegas, ironico e chiassoso, che sembra proporsi, nell’incredulità generale, di trarsi fuori dalla storia con un gesto unilaterale; e progettare gioco e leggenda.

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