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_Doppiozero, 17.5.2014, qui

…C’è sempre il rischio che gli studi culturali diventino la riottosa provincia frontaliera esposta al rischio di incontrollate incursioni pulsionali. Talune iperboli camp di Paglia confermano il timore. Davvero dovremo credere che vi siano sensate analogie storiche tra il Marcel Duchamp di Tonsure, una stella disegnata sulla nuca, e un cybergladiatore masochista dalle oscure motivazioni come Stelarc? Ovviamente no, ma si potrà pur sempre replicare che la selezione di Seducenti immagini non manca di grazia, novità e temerario piglio di scoperta proprio perché disequilibrata e (a tratti) selvaggiamente frammentaria…

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_ROARS, 25.5.2014, qui

…Cambridge Management Consulting Labs è una società costituita da Carrai nell’estate del 2012 con capitale sociale di 10 mila euro: pochi per un ambizioso “laboratorio” di consulenza transoceanica (il capitale è stato poi accresciuto, sia pure in misura modesta). In omaggio a un nome tanto ponderoso, la web page si apre con un’immagine del MIT: non male per un’impresa che ha sede a Firenze e succursali a Milano, Roma e Tel Aviv. Cambridge Management Consulting Labs si è di recente aperta a nuovi soci. Nel consiglio di amministrazione siede oggi Marco Bernabé, figlio dell’ex amministratore delegato di Telecom. E’ evidente, da questa semplice scheda anagrafica dell’azienda, che Carrai non vanta competenze complesse o score prestigiosi nei settori del patrimonio o del turismo. Il titolo a commentare sui maggiori quotidiani nazionali gli è riconosciuto esclusivamente sulla base di relazioni politiche

_Artribune, 19, iv, maggio-giugno 2014, p. 10, qui

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Piero Manzoni è al centro di un duplice equivoco critico. Dagli anni Settanta in poi, da quando è stato “scoperto”, gli italiani lo fanno un po’ troppo americano: analitico, cool, minimalista. Ma gli americani lo trovano comunque troppo latino: teatrale, improvvisato, nazional-popolare. Secondo me sbagliano entrambi, e provo a spiegare perché scrivendone @ARTRIBUNE di maggio (che ha una bella copertina giallo-girasole). 

Scrivo #Piero Manzoni anche qui.

Apple cosmica

19/05/2014

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Chi ha visitato la home page di Apple in questi giorni ha trovato la promessa di nuovo “potere” associato a iPhone 5s, “un potere che non immaginavi”.

Se pensate che George Lucas o Stanely Kubrick abbia firmato il marketing dell’azienda di Cupertino siete vicini alla verità: ma in realtà sono stati Steve Jobs e John Sculley, il manager di provenienza Pepsi che proprio Jobs chiama in Apple nel 1983.

In Apple cosmica (Doppiozero 2012) ho raccontato la storia del marketing Apple proprio a partire dal cinema di fantascienza. E a quanto pare l’ipotesi funziona 😉

 

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_Doppiozero, 17.5.2014, qui

…C’è sempre il rischio che gli studi culturali diventino la riottosa provincia frontaliera esposta al rischio di incontrollate incursioni pulsionali. Talune iperboli camp di Paglia confermano il timore. Davvero dovremo credere che vi siano sensate analogie storiche tra il Marcel Duchamp di Tonsure, una stella disegnata sulla nuca, e un cybergladiatore masochista dalle oscure motivazioni come Stelarc? Ovviamente no, ma si potrà pur sempre replicare che la selezione di Seducenti immagini non manca di grazia, novità e temerario piglio di scoperta proprio perché disequilibrata e (a tratti) selvaggiamente frammentaria…

Alighiero Boetti, I vedenti

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5_Macchina e stella

Reprint #2. Alcune pagine di Macchina e stella (Johan & Levi, Milano 2014) dedicate alle mappe e agli arazzi di Alighiero Boetti, pubblicate come anteprima su Doppiozero, qui

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Julius Pascin et le Simplicissimus

Reprint 3. Pascin, o meglio Julius Pincas (1885-1930), è un artista tra i più celebri a Parigi tra le due guerre, aedo maudit di fanciulle in fiore degenerative e malaise esistenziale. Fiore tossico e cangiante cresciuto nel punto di intersezione tra Rubens e un bicchiere d’assenzio, complice Grosz, l’arte di Pascin nasce a Monaco all’inizio del Novecento, quando l’artista, risoluto a mille diaspore, di origini ebraiche e bulgaro di nascita, negli Stati Uniti negli anni della prima guerra mondiale, collabora a Simplicissimus, elegante foglio di satira politica della capitale bavarese. Nasce dall’illustrazione e dal disegno, non dalla pittura: e il punto è importante. Ripubblico qui un mio breve testo di alcuni anni fa, comparso in un catalogo di mostra (Julius Pincas et le Simplicissimus, in: Pascin, a cura di Guy Krohg, Musée de Montmartre, Parigi, primavera 1993), quando studiavo le riviste illustrate di Monaco e la comunità artistrica della città all’apice dello Jugendstil (il mio tema era allora: “infanzia e adolescenza di Klee”).

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