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August-Friedrich-Siegert-Il-conoscitore

Vorrei considerare il tema dei rapporti tra ricerca e giornalismo culturale considerandolo dalla prospettiva di un particolare settore di studi, il mio. Chi è il destinatario della storia dell’arte? Come avvicinare un pubblico più ampio della ristretta cerchia di specialisti, collezionisti e devoti? O emancipare lo studio del passato dalle lamentazioni della nostalgia? Queste alcune domande possibili. Spesso distinguiamo le due attività – “ricerca” e “giornalismo culturale” – in maniera precipitosa e sommaria, senza riguardo per le ambiguità o le sfumature. Facciamo riferimento al tipo di pubblicazione che accoglie questo o quel contributo e impieghiamo grande zelo nel distinguere tra riviste scientifiche, riviste divulgative, giornali, blog etc. Tutto questo sembra penosamente estrinseco. Simili distinzioni hanno davvero a che fare con l’intima necessità e coerenza di un percorso di ricerca innovativo, che cerca di trovare e coltivare il suo pubblico a più livelli e in modo molteplice?

Ne scrivo @ROARS qui

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Qui il mio editoriale @Artribune #20, settembre|ottobre 2014

column

La ricezione italiana di Martha Nussbaum è tutta in chiave antichistica: che peccato. I “classici” indispensabili, la sapienza degli Antichi: etc. etc.. Eppure parliamo di un’erede della Arendt, di una filosofa molto impegnata socialmente. Spero di essere in grado, in un libro di prossima pubblicazione #Humanities, di confutare punti di vista retrivi. Ma possibile che siamo ancora a BCroce?

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