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Per un singolare pregiudizio molti credono che il Padiglione Italia sia a Venezia. Smentisco nel modo più categorico. Il vero e unico Padiglione Italia della Biennale 2015 è a Milano, come tutti i visitatori informati, stranieri o meno, sanno molto bene; e non in un’oscura bicocca lagunare affollata di scelte di seconda, terza o quarta mano. Solo a Milano si dice in modo chiaro e accurato, condivisibile o meno, cosa siamo e cosa vorremmo essere. E si propone un dialogo riflessivo e per niente banale, di grande regia, tra Moderno e Antico. L’altro Padiglione Italia, sacrificale e destinato a non lasciare traccia, è riservato per qualche settimana all’indignazione dei cronisti.

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Il momento Eureka. Pensiero critico e creatività è il mio eBook sull’innovazione cognitiva, appena uscito per Doppiozero, a cura di cheFare: dedicato ai processi di scoperta e esplorazione, all’intuizione e alle sue origini composite, all’allineamento di pensiero convergente e divergente, a ciò che chiamiamo la “scintilla” (o il “momento Eureka”, appunto) e smentisce la tesi delle “due culture”.
 
Scrivere questo libro, al cui interno la storia dell’arte dialoga con le scienze cognitive, l’antropologia culturale, la teoria politica e i creativity studies, ha avuto per me un’importanza tutta particolare, teorica e affettiva insieme.
 
Il download è gratuito dalla libreria di Doppiozero, qui. E sul sito di cheFare trovate un abstract ita|eng dal titolo Anatomia della creatività [Anatomy of Creativity], sul rapporto tra arte, storia dell’arte e scienze cognitive (qui; una precedente anticipazione @Doppiozero, Ricerca e rete, qui).

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Vorrei provare a definire in modo nuovo ciò che intendiamo (o che potremmo intendere) per “arte contemporanea”. Mi riferirò a esperienze qualificate attualmente in corso a livello internazionale, alternerò punti di vista descrittivi e prescrittivi e cercherò di situarmi nel punto di intersezione tra pratiche estetiche e politiche della cittadinanza, sul piano delle iniziative per la legalità, il lavoro qualificato, la difesa dell’ambiente, l’impresa sociale, la trasmissione dei saperi. La produzione di oggetti voluminosi, luccicanti e dispendiosi non è (non deve essere) criterio esclusivo o vincolante. Né debbono esserlo i megabudget.

Ne scrivo in: Scenari, qui.

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Un incontro sui temi della creatività, dell’arte contemp e dell’innovazione cui sono lieto di prendere parte all’università di Macerata. Con ricercatori, amministratori e imprenditori impegnati in programmi di partenariato Italia|Cina. Giovedì 5 marzo 2015.

Programma conferenza:UniMacerata 5|6.3.2015.

Sul tema vd. qui, qui e qui.

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Come cambia oggi il ruolo del museo di arte contemporanea? La pratica delle “mostre” mantiene centralità, oppure sono più importanti processi di formazione? Come possiamo definire i suoi possibili rapporti istituzionali con il mondo dell’innovazione sociale e tecnologica? Ne scrivo qui discutendo alcuni modelli internazionali di istituti di “creative technology”.

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Adorabili questi petits maitres che dipingono campagna. Virgilio nell’orto di casa, tra la comare e la pieve, e una foglia innervata che neppure Ph. O. Runge. Per la gourmandise: zucche, carote, ravanelli, melanzane. Addenda? Paniere in giunco e vimini.

Felice Orlandi (1799-1870 ca.). Rimini, Museo Civico.

Chagall al Louvre

02/06/2014

imageQuesta è la grande tela di Jacopo Bassano (oggi attribuita a) che entusiasma Marc Chagall alla sua prima visita del Louvre, nell’autunno 1910. Quanti animali e contadini e arche ne sarebbero seguite! La storia dell’arte fa strani giri; e ben più delle riviste possono le visite al museo ;).

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