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_ROARS, 8.6.2014, qui

Disoccupazione e sottoccupazione intellettuale producono oggi in Italia quello che le “politiche identitarie” producevano nei campus degli Stati Uniti tra Ottanta e Novanta: un gioco di censure incrociate e sommarie. Qual è il costo sociale dell’opacitá dei processi di reclutamento? Un’intera generazione è allontanata dalle professioni della ricerca. Hanno senso, in tale contesto, le retoriche identitarie sul “patrimonio” e l’eredità culturale? Se l’universitá produce esclusione, per di più in modi percepiti spesso come illegittimi, ci può essere trasmissione del sapere tra generazioni? Il “discorso culturale” si organizza oggi in Italia per bande rivali autocostituitesi su base anagrafica. Con quali conseguenze? Ne scrivo @ ROARS Return on Academic ReSearch.

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