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#Tesoretto

11/04/2015

Finché tg e giornali nazionali accetteranno acriticamente ( o peggio) la menzogna governativa preelettorale del “tesoretto” smetterò di acquistare quotidiani italiani e terrò spenta la TV. Questo vale anche per La 7. Fatelo anche voi. ‪#‎disobbedienzacivile‬

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Il momento Eureka. Pensiero critico e creatività è il mio eBook sull’innovazione cognitiva, appena uscito per Doppiozero, a cura di cheFare: dedicato ai processi di scoperta e esplorazione, all’intuizione e alle sue origini composite, all’allineamento di pensiero convergente e divergente, a ciò che chiamiamo la “scintilla” (o il “momento Eureka”, appunto) e smentisce la tesi delle “due culture”.
 
Scrivere questo libro, al cui interno la storia dell’arte dialoga con le scienze cognitive, l’antropologia culturale, la teoria politica e i creativity studies, ha avuto per me un’importanza tutta particolare, teorica e affettiva insieme.
 
Il download è gratuito dalla libreria di Doppiozero, qui. E sul sito di cheFare trovate un abstract ita|eng dal titolo Anatomia della creatività [Anatomy of Creativity], sul rapporto tra arte, storia dell’arte e scienze cognitive (qui; una precedente anticipazione @Doppiozero, Ricerca e rete, qui).

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In una settimana il podcast di Zig Zag, la scultura di #AlighieroBoetti che ho portato al #Museonazionale di Radio3 Rai, ha superato i 500 ascolti e ha mostrato l’apprezzamento di un’opera certo né narrativa né convenzionalmente piacevole. Ne sono lieto soprattutto perché la circostanza smentisce che in Italia non vi sia un pubblico ampio e non specialistico pronto a interessarsi all’arte contemporanea. Le persone interessate ci sono: purché ci si rivolga a loro in modo adeguato, purché di arte contemporanea si parli, purché la si mostri. Un tappetino volante di ringraziamenti a tutti i boettiani 🙂

ps. il podcast lo trovate qui. La galleria di immagini cui faccio riferimento nel podcast qui.

Zurbaran, San Francesco, s.d., Lyon, Musée des Beaux Arts, part

Come cambia la storia dell’arte? E qual è il suo rapporto con il miglior giornalismo culturale? Ne scrivo @Scenari_Mimesis qui.

Alessandro Magnasco, Il naufragio, The Phillips Collection

Da un po’ a “Repubblica” tutti sembrano lavorare per “Il Fatto”. Il debutto dell’iperconvenzionale Stefano Folli come commentatore politico la dice lunga sulle strategie del quotidiano diretto da Mauro e sul pubblico moderato e residuale su cui ormai si è rassegnati a puntare. A quando Moira Orfei?

Compassato e curiale, Folli è più un addetto stampa dei palazzi politici (se non un prelato tout court) che un giornalista. Chi non lo ricorda, instancabile esegeta presidenziale, accanto a Lilli Gruber? Le sue analisi colpivano come freccette soporifere. In breve: Una sorta di vaso canopico del giornalismo, dedicato alla conservazione delle frattaglie, purché illustri. Niente a che fare con l’inchiesta. Niente a che fare (tantomeno) con il corsivo fazioso e acre alla Curzio Maltese – della cui ortodossia nessuno sente peraltro la mancanza.

Così si sostituisce Barbara Spinelli con l’ex quirinalista del “Sole 24Ore”. Che si desideri l’affondamento della nave? Viene da crederlo: di fatto il cartaceo di “Repubblica” è in perdita da anni. Che ne è poi del “Corriere”, inabissatosi nella nuova forma tabloid? Chi si adatta a leggerlo si imbatte in emozioni firmate pur sempre Galli della Loggia, Di Vico, Ferrara o Panebianco. Temo non siano molti a farlo.

Resta che “Il Fatto”, quantomeno al momento, non è né può essere un primo quotidiano: troppo smilzo, povero di esteri e di cultura, limitato nell’impostazione generale. Dunque? Che dire: tutti sembrano lavorare per la buona informazione online. Benvenuta.

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