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Il caso Piero

04/06/2014

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_L’Huffington, 4.6.2014, qui

Il sottotesto ideologico comune al doppio fraintendimento che colpisce Piero Manzoni è: tutto ciò che ha radice nel modernismo italiano (in Valori plastici, poniamo, nel muralismo sironiano o nella teoria del primordio) è fascista o criptofascista (De Chrico incluso). Come tale dev’essere debellato. Da qui la censura “progressista” di Buchloh, Krauss etc.; e l’altra apologetica e preventiva di Celant e dei celantiani.

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_Artribune, 19, iv, maggio-giugno 2014, p. 10, qui

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Piero Manzoni è al centro di un duplice equivoco critico. Dagli anni Settanta in poi, da quando è stato “scoperto”, gli italiani lo fanno un po’ troppo americano: analitico, cool, minimalista. Ma gli americani lo trovano comunque troppo latino: teatrale, improvvisato, nazional-popolare. Secondo me sbagliano entrambi, e provo a spiegare perché scrivendone @ARTRIBUNE di maggio (che ha una bella copertina giallo-girasole). 

Scrivo #Piero Manzoni anche qui.

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_Doppiozero, 17.5.2014, qui

…C’è sempre il rischio che gli studi culturali diventino la riottosa provincia frontaliera esposta al rischio di incontrollate incursioni pulsionali. Talune iperboli camp di Paglia confermano il timore. Davvero dovremo credere che vi siano sensate analogie storiche tra il Marcel Duchamp di Tonsure, una stella disegnata sulla nuca, e un cybergladiatore masochista dalle oscure motivazioni come Stelarc? Ovviamente no, ma si potrà pur sempre replicare che la selezione di Seducenti immagini non manca di grazia, novità e temerario piglio di scoperta proprio perché disequilibrata e (a tratti) selvaggiamente frammentaria…

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